Il disturbo bipolare

Il disturbo bipolare

Il disturbo bipolare è un disturbo dell’umore caratterizzato da periodi alternanti di stati d’umore maniacali, depressivi e normali, ciascuno della durata di settimane o mesi ogni volta.

Nello specifico il disturbo bipolare si caratterizza per la presenza di episodi maniacali ovvero periodi di umore eccessivamente elevato o irritabile (chiamato mania), alternati a profondi e prolungati periodi di depressione.

Generalmente un episodio maniacale è caratterizzato da almeno sette giorni di iperattività, aumentata autostima, ridotto bisogno di dormire, difficoltà a concentrarsi, umore espanso e in alcuni casi, sintomi psicotici, a differenza dell’episodio ipomaniacale (detto “mania lieve”) caratterizzato da umore espanso o irritabile e per almeno quattro giorni. Pertanto, la differenza tra mania e ipomania sta nella durata ma anche nell’intensità dei sintomi.

Agli episodi di mania si alternano fasi depressive durante le quali i sintomi vissuti dal paziente sono sovrapponibili a quelli di una depressione maggiore. In genere le fasi della depressione bipolare tendono a durare più a lungo di quelle maniacali o ipomaniacali e chi ne soffre può sperimentare solo episodi di mania o solo episodi di depressione alternati a periodi di normalità del tono dell’umore.

Capita che nel disturbo bipolare, la transizione da una fase all’altra è rapida e immediata ma può succedere che è intervallata da un periodo di umore normale. Talvolta il passaggio di fase nel bipolarismo è lento e subdolo, mentre altre volte può essere brusco e improvviso.

 

Durante gli episodi di disturbo bipolare, l’eloquio è veloce e pressante, il sonno diminuisce, e l’autostima è ipertrofica. Oltretutto la capacità di giudizio può essere gravemente alterata, e gli adolescenti possono assumere comportamenti rischiosi (come ad esempio rapporti sessuali promiscui, guida imprudente).

Fortunatamente, il disturbo bipolare è raro nei bambini. Tuttavia, poiché i bambini di solito progrediscono a una depressione piuttosto che verso un disturbo bipolare, sono classificati come aventi un disturbo da modulazione dell’umore dirompente.

 

Eziologia del disturbo bipolare

Il disturbo bipolare costituisce oggi un problema serio e invalidante. Esso merita attenzione clinica e i soggetti che ne soffrono sono spesso inconsapevoli di soffrire questo tipo di disturbo.

Il bipolarismo è annoverato tra i disturbi psichiatrici con la più alta ereditarietà e presenta un andamento cronico. Diverse varianti genetiche sono state associate al disturbo bipolare anche se al momento non vi siano marker utili per la diagnosi del disturbo bipolare. Tuttavia, studi di neuroimaging nei giovani riferiscono volumi più piccoli nell’amigdala e nella corteccia prefrontale così come la mancanza del normale aumento di volume dell’amigdala e della sostanza bianca anteriore che si verifica in normali controlli durante l’adolescenza.

Non solo fattori genetici ma anche alcune sostanze come la cocaina, le anfetamine, le fenciclidine, alcuni antidepressivi, e le tossine ambientali (ad esempio il piombo) possono esacerbare o mimare il disturbo.

 

La diagnosi dei disturbi bipolari si basa su criteri clinici e che possiamo individuare classificandoli in:

  • disturbo bipolare di tipo I,
  • disturbo bipolare di tipo II,
  • disturbo indotto da sostanze,
  • ciclotimia.

 

Disturbo bipolare I

Per diagnosticare un disturbo bipolare di tipo I è sufficiente la presenza di almeno un episodio maniacale. L’eventuale presenza di episodi depressivi (precedenti o susseguenti l’episodio maniacale) nonostante non sia necessaria per la diagnosi è altamente probabile. Lo stesso DSM-5 chiarisce che la stragrande maggioranza di pazienti che sperimentano un episodio maniacale vivono, nell’arco della loro vita, episodi depressivi maggiori.

In genere comunque gli episodi maniacali sono preceduti e seguiti da episodi depressivi o da episodi ipomaniacali.

 

Disturbo bipolare II

Il DSM-5 stabilisce che per poter fare diagnosi di disturbo bipolare di tipo 2 siano necessari almeno un episodio di depressione maggiore (recente o passato) e almeno un episodio ipomaniacale (recente o passato).

Il disturbo depressivo maggiore deve durare almeno due settimane mentre l’episodio ipomaniacale almeno quattro giorni. La presenza anche solo di un episodio maniacale nel corso dell’intero arco di vita impedisce di formulare la diagnosi di disturbo bipolare II e definisce invece la diagnosi di disturbo bipolare I.

 

Depressione e disturbo bipolare

Sia nel disturbo bipolare I che nel disturbo bipolare II i momenti di elevazione del tono dell’umore si alternano ad episodi depressivi che spesso sono molto pesanti e invalidanti. Spesso la fase depressiva del disturbo bipolare è particolarmente pesante e può durare a lungo.

I criteri del DSM-5 per diagnosticare una fase depressiva in un disturbo bipolare sono sovrapponibili a quelli del disturbo depressivo maggiore. È soprattutto durante le fasi depressive che pazienti con disturbo bipolare II vengono diagnosticati. Durante le fasi ipomaniacali infatti il paziente tende a non richiedere aiuto.

 

Disturbo indotto da sostanze

Il disturbo bipolare indotto da sostanze include sintomi quali: la flessione dell’umore o mania; che non sono causati però da un disturbo psichiatrico quanto dall’uso di sostanze, farmaci o causati da un’altra condizione medica. Ad esempio, l’abuso di cocaina o l’uso di anfetamine possono generare sintomi maniacali. In questi casi, quando viene eliminata la causa del disturbo, i sintomi del disturbo bipolare svaniscono e non si ripresentano.

 

Disturbo Ciclotimico e DSM-5

Il disturbo ciclotimico, detto anche ciclotimia, fa parte dei disturbi bipolari ed è caratterizzato da frequenti alterazioni del tono dell’umore (per almeno due anni) che però non raggiungano l’intensità dei sintomi del disturbo bipolare II. Il DSM-5 stabilisce che, per poter fare diagnosi di disturbo ciclotimico, è necessario che il soggetto, nel corso della sua vita, non abbia mai soddisfatto i criteri per l’episodio depressivo maggiore, per l’ipomania o per la mania.

 

La terapia per il trattamento del disturbo bipolare è una combinazione di farmaci stabilizzatori dell’umore, antidepressivi e psicoterapia.

La cura del disturbo bipolare è centrata principalmente sulla farmacoterapia, a base di farmaci stabilizzanti dell’umore e antidepressivi (triciclici o SSRI), sotto la supervisione di uno specialista, allo scopo di cercare di stabilizzare il tono dell’umore del paziente
Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che, per avere una maggiore stabilità dell’umore, è necessario associare ad un trattamento farmacologico la psicoterapia, meglio se di orientamento cognitivo-comportamentale.
Se non adeguatamente curato, il disturbo può essere causa di grave disabilità.

Tra i farmaci stabilizzanti il litio è quello usato nel trattamento della mania in fase acuta, ma la sua indicazione principale riguarda l’azione di prevenzione delle crisi sia maniacali che depressive.

L’acido valproico e la carbamazepina sono usati nella cura del disturbo bipolare in fase di mania acuta così come nella prevenzione delle ricadute.

 Antipsicotici e neurolettici sono usati nel trattamento della mania nella fase acuta e meno nella fase di mantenimento. Altri farmaci come le benzodiazepine sono anche usati nel trattamento acuto della mania.

Gli antidepressivi sono utilizzati per la cura della depressione bipolare: è importante ricordare sempre che generalmente gli antidepressivi richiedono dalle 2 alle 6 settimane per risultare efficaci. In alcuni casi gli antidepressivi possono indurre un viraggio dalla fase depressiva alla fase maniacale e questa evenienza richiede naturalmente una attenzione particolare.

Sfortunatamente per alcuni pazienti può essere necessario del tempo prima di trovare la terapia efficace.

Altro aspetto importante nella cura del disturbo bipolare è la psicoeducazione.

Il disturbo bipolare è infatti un disturbo cronico, che accompagna tutta la vita della persona, pertanto risulta necessario attuare la psicoeducazione che può essere svolta durante un colloquio individuale oppure in forma di gruppo.

Gli interventi di psicoeducazione sono trattamenti che favoriscono una migliore gestione del disturbo e un aumento della qualità di vita ma non sostituiscono la terapia farmacologica che rimane imprescindibile.

È fondamentale oltretutto per ogni paziente imparare a conoscere il proprio disturbo, per sapere quali strategie adottare, quando precocemente chiedere aiuto al proprio medico, quali sintomi monitorare per favorire il miglioramento della propria qualità di vita etc.

Infine, un’attenta gestione dello stress riduce la frequenza e la comparsa delle due fasi contro-polari migliorando significativamente la qualità di vita dei pazienti.

 

 

 

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