Rituali che curano: il valore delle festività nei contesti di accoglienza
Le festività, nell’immaginario collettivo, sono momenti di gioia, condivisione e vicinanza. Tavole apparecchiate, tradizioni che si ripetono, affetti che si ritrovano. Eppure, per molte delle persone che vivono in comunità – minori e donne che hanno attraversato esperienze di violenza, perdita o allontanamento – questi momenti possono assumere un significato profondamente diverso.
Le feste, infatti, rendono spesso più visibile ciò che manca. Amplificano il senso di distanza dai propri cari, riattivano ricordi dolorosi, fanno emergere con maggiore intensità vissuti di solitudine e abbandono. In questi giorni, ciò che per molti è “normale” può trasformarsi in un confronto difficile con la propria storia.
Per questo, nei contesti di accoglienza, le festività rappresentano un tempo delicato ma anche prezioso dal punto di vista educativo e psicologico.
Quando la festa riattiva il dolore
Per chi ha vissuto legami fragili, interrotti o traumatici, la ritualità familiare può essere carica di ambivalenza. Accanto al desiderio di appartenenza, può emergere con forza il dolore per ciò che non c’è – o non c’è mai stato davvero. Bambini e ragazzi possono manifestare maggiore agitazione o chiusura; le madri possono sperimentare senso di colpa, tristezza o fatica nel sostenere il ruolo genitoriale.
Riconoscere questi vissuti è fondamentale. Non si tratta di “aggiustare” le emozioni o di coprirle con un clima forzatamente festoso, ma di legittimarle e accoglierle, offrendo uno spazio in cui possano essere pensate e condivise.
Il valore dei rituali: costruire significati nuovi
All’interno delle comunità, le festività diventano un’occasione importante per costruire nuovi rituali. Non per sostituire ciò che è stato perso, ma per offrire esperienze diverse, sufficientemente buone, che possano essere interiorizzate nel tempo.
Preparare insieme un pasto, decorare gli spazi, creare piccoli momenti di condivisione: sono gesti semplici, ma carichi di significato. La ripetizione di questi rituali contribuisce a creare continuità, prevedibilità e senso di appartenenza. In questo senso, il rituale diventa uno strumento di cura.
La Pasqua, con il suo simbolismo legato alla rinascita, può offrire una cornice significativa. Non come messaggio idealizzato, ma come possibilità concreta di fare esperienza, anche in modo graduale, di qualcosa che può trasformarsi.
“Nonostante tutto”: abitare la festa
Nelle comunità si cerca di vivere la festa “nonostante tutto”. Non negando le difficoltà, ma tenendole insieme alla possibilità di stare, anche solo per un tempo limitato, in una dimensione diversa.
A volte la festa sarà più silenziosa, a volte attraversata da emozioni contrastanti. Ciò che conta non è creare un momento perfetto, ma offrire una presenza stabile e affidabile. In questo senso, il ruolo degli adulti – educatori, psicologi, operatori – è centrale: essere presenti in modo autentico permette di costruire esperienze relazionali nuove, fondate sulla fiducia.
Piccoli semi di appartenenza
Forse non sarà la festa “come dovrebbe essere”. Ma può diventare qualcosa di significativo: un ricordo diverso, un’esperienza di cura, un piccolo seme di appartenenza.
Anche nei contesti segnati dalla fragilità, è possibile costruire spazi in cui le persone non siano sole nel loro sentire. Spazi in cui, lentamente, possa emergere la possibilità di nuovi inizi.
In questi giorni di Pasqua, il lavoro nelle comunità va proprio in questa direzione: creare, con delicatezza, occasioni in cui la festa possa essere abitata. Non perfetta, ma autentica. Non senza dolore, ma nemmeno senza la possibilità di cambiamento.
Dott.ssa Federica Franco
Psicologa e Psicoterapeuta
Bibliografia essenziale
- Bowlby, J. (1988). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Milano: Raffaello Cortina.
- Winnicott, D. W. (1971). Gioco e realtà. Roma: Armando Editore.
- Cyrulnik, B. (2002). I brutti anatroccoli. La resilienza: una infanzia infelice non determina la vita. Milano: Raffaello Cortina.
- Herman, J. L. (1992). Trauma and Recovery. New York: Basic Books.
- van der Kolk, B. A. (2014). Il corpo accusa il colpo. Milano: Raffaello Cortina.
- Milani, P. (a cura di) (2018). Educazione e famiglie. Ricerche e nuove pratiche per la genitorialità. Roma: Carocci.