Che cos’è l’amore? Tra storie, disegni e cura

“Che cos’è l’amore?”

È con questa domanda che è iniziato un incontro terapeutico con due bambine accolte in comunità.

Le risposte sono arrivate subito, spontanee e profonde nella loro semplicità.

“L’amore è come un ballo”, ha detto una di loro.

“L’amore siamo io e papà quando stiamo insieme”, ha risposto l’altra.

Due immagini diverse, ma accomunate da qualcosa di importante: l’amore non veniva descritto come un concetto astratto, ma come un’esperienza che si vive con qualcuno.

Da queste prime riflessioni è iniziata la lettura del libro illustrato “Che cos’è l’amore?” di Alberto Pellai. Attraverso parole e immagini, il libro accompagna i bambini a esplorare un tema tanto universale quanto difficile da definire. Non a caso, tra le metafore utilizzate dall’autore compare proprio quella del ballo, richiamata spontaneamente da una delle bambine ancora prima della lettura.

Le storie rappresentano spesso uno strumento prezioso nel lavoro con i bambini. Consentono di avvicinarsi a emozioni, desideri ed esperienze attraverso un linguaggio accessibile e protetto. Parlare di un personaggio o di una situazione narrata può rendere più facile parlare anche di sé.

Al termine della lettura, le bambine sono state invitate a disegnare che cosa fosse l’amore per loro. Attraverso i colori e le immagini sono emersi volti, relazioni, momenti condivisi. Non grandi dichiarazioni o gesti straordinari, ma scene quotidiane: persone che giocano insieme, che parlano, che stanno vicine.

Da qui è nato un dialogo sul significato del prendersi cura. Che cosa fa una persona che ci vuole bene? Come ci accorgiamo che qualcuno si prende cura di noi?

Le risposte hanno parlato di presenza e attenzione. Una persona che si prende cura gioca con te, ti ascolta, ti dedica del tempo, si ricorda di te, ti pensa anche quando non sei presente. Sono gesti semplici, ma fondamentali, attraverso i quali i bambini costruiscono il proprio significato di amore.

Per i minori che vivono in comunità, questi temi assumono un valore particolare. Le loro storie sono spesso attraversate da esperienze di trascuratezza, discontinuità affettiva o difficoltà degli adulti di riferimento nel rispondere ai bisogni emotivi. In questi casi, parlare di amore significa anche offrire uno spazio in cui riconoscere ciò che è mancato e, allo stesso tempo, fare esperienza di nuove forme di relazione fondate sulla presenza, sull’ascolto e sulla cura.

Il disegno, la lettura condivisa e il dialogo diventano così strumenti che permettono ai bambini di esplorare il proprio mondo emotivo e di costruire nuove rappresentazioni delle relazioni. Non si tratta soltanto di parlare d’amore, ma di riconoscerlo nei gesti concreti che lo rendono visibile ogni giorno.

L’incontro si è concluso con una consapevolezza semplice ma preziosa: per queste bambine l’amore non è una parola da definire, ma un’esperienza da vivere. È qualcuno che gioca con te, che ti ascolta, che ti tiene a mente. È qualcuno che si accorge di te.

Ed è forse proprio da questa esperienza di essere visti, accolti e pensati che può nascere la possibilità di costruire relazioni più sicure e fiduciose.

 

Dott.ssa Federica Franco
Psicologa e Psicoterapeuta

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