Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Ego: quando l’“io” supera il “noi”

Oggi, 11 maggio, si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Ego, istituita nel 2018 dall’Ego Awareness Movement per invitare le persone a riflettere su quanto l’egocentrismo e il bisogno costante di affermazione influenzino le nostre relazioni e il benessere collettivo.

Viviamo in un’epoca in cui tutti parlano, ma pochi ascoltano davvero.
Un tempo in cui il bisogno di apparire sembra avere più valore della capacità di comprendere chi abbiamo accanto. E forse la domanda più scomoda è proprio questa: stiamo diventando una società sempre meno capace di altruismo?

L’ego non è qualcosa di negativo in sé. Fa parte della nostra identità: ci permette di proteggerci, affermarci e sviluppare sicurezza personale. Come ricordava Freud, l’Io ha proprio la funzione di mediare tra bisogni interni e realtà esterna.

Il problema nasce quando questa funzione si irrigidisce e tutto ruota esclusivamente attorno a sé stessi. In questi casi, le relazioni rischiano di trasformarsi in continue competizioni: avere ragione, prevalere, sentirsi sempre al centro.

In alcune culture il senso della collettività rimane ancora molto forte. L’Indonesia, ad esempio, viene spesso indicata tra i Paesi in cui solidarietà, comunità e aiuto reciproco rappresentano valori profondamente radicati nella quotidianità.

Anche in Italia si nota una crescente difficoltà nel vivere la dimensione collettiva. Nelle piccole esperienze quotidiane emergono talvolta meno pazienza, maggiore distanza emotiva e la tendenza a pensare che ciò che accade agli altri ci riguardi solo fino a un certo punto.

Nell’esperienza clinica emerge spesso come molte difficoltà relazionali nascano da dinamiche comuni: legami fragili, fatica nella comunicazione e un costante bisogno di difendersi o sentirsi riconosciuti.

Carl Rogers sottolineava quanto la qualità della relazione sia centrale per il benessere psicologico: senza ascolto autentico e accettazione reciproca, costruire rapporti sani e significativi diventa molto più difficile.

Eppure il cambiamento parte sempre da piccoli gesti.

Dall’imparare ad ascoltare senza interrompere.
Dal chiedersi non solo “cosa voglio io?”, ma anche “come sta l’altro?”.
Dal ricordarsi che il benessere individuale non può esistere davvero senza quello collettivo.

Forse questa giornata dovrebbe servirci proprio a questo: fermarci un momento e riflettere su quanto spazio occupa il nostro ego nella vita quotidiana.

Perché il vero equilibrio nasce quando l’“io” riesce finalmente a incontrare il “noi”.

 

Dott.ssa Federica Franco
Psicologa – Psicoterapeuta

Bibliografia

-Baumeister, R. F. (2011). Self and Identity. New York: Psychology Press.

-Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268.

-Fromm, E. (1976). Avere o essere?. Milano: Mondadori.

-Freud, S. (1923). L’Io e l’Es. Vienna: Internationaler Psychoanalytischer Verlag.

-Rogers, C. R. (1961). On Becoming a Person: A Therapist’s View of Psychotherapy. Boston: Houghton Mifflin

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