Nel nostro laboratorio di oggi, abbiamo intrapreso un viaggio speciale: mappare le nostre emozioni principali come se fossero isole.
A ogni partecipante è stata data una mappa vuota con cinque isole già identificate:
Isola della Pioggia – dove abitano tristezza e malinconia.
Isola del Vulcano – il regno della rabbia che esplode.
Isola della Nebbia – avvolta nel dubbio e nella paura.
Isola del Sole – luminosa come la gioia più pura.
Isola dei Fiori – un giardino di gratitudine e affetto.
Il compito era apparentemente semplice ma profondo: “coltivare” ogni isola con i propri ricordi. I ragazzi dovevano identificare e annotare, per ogni area della mappa, i momenti specifici della loro vita legati a quella particolare emozione.
Perché questo approccio è così potente dal punto di vista psico-pedagogico?
Oggettivare per Comprendere: Spesso le emozioni sono un turbine difficile da decifrare. Dare loro una forma e una collocazione (una pioggia, un sole) aiuta a renderle meno minacciose e più gestibili, quasi visibili dall’esterno.
Costruire Connessioni: Invitare i partecipanti a collegare eventi specifici alle emozioni li aiuta a riconoscere i propri “trigger” (che cosa accende il vulcano?) e le loro risorse (che cosa fa sbocciare i fiori?).
Validare ogni Vissuto: Mostrando che la tristezza (pioggia) e la rabbia (vulcano) hanno un’isola tanto quanto la gioia (sole), si insegna che tutte le emozioni sono legittime e hanno diritto di esistere.
Il laboratorio ha offerto uno spazio sicuro per un ascolto profondo, un momento in cui le parole si sono trasformate in geografia del cuore. È un primo passo fondamentale per imparare a navigare consapevolmente tra le proprie isole interiori.